La villa dei tesori

scritto da Giuseppe D.
Scritto 16 anni fa • Pubblicato 16 anni fa • Revisionato 16 anni fa
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Autore del testo Giuseppe D.
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La villa dei tesori
- Nota dell'autore Giuseppe D.

Testo: La villa dei tesori
di Giuseppe D.

Salvatore era arrivato a Senago in una fredda mattina di inizio febbraio.
Era andato là di buon mattino, combattendo contro il freddo pungente, che lo avvolgeva come un mantello.
Salvatore andava avanti ed indietro sul marciapiede, proprio di fronte alla villa dei tesori. Non poteva vederla a causa della fitta nebbia e del buio pesto che gli impedivano di scrutare più in là del proprio naso.
Ma sapeva che era là, qualcuno, non si ricordava chi, gli aveva detto che la villa si trovava proprio di fronte alla trattoria “il corvo”, e lui quella trattoria ce l'aveva proprio alle spalle, per cui non poteva sbagliare. Sempre quel qualcuno poi, gli aveva detto che all'interno di quella villa era conservato un tesoro, anzi no, molti tesori, il cui valore era incalcolabile...
Valore incalcolabile?! Inestimabile?! Pensò con meraviglia Salvatore, mentre un sorriso si stava disegnando sul suo viso.
Già! Un tesoro... cioè tanti tesori, non potevano che fare gola ad un ladro professionista come lui, non gli restava che attraversare la strada ed il gioco era fatto... niente di più facile, e così mise un piede giù dal marciapiede, ma non appena il suo piede si posò sul manto d'asfalto il suono insistito di un clacson lo fece sobbalzare, facendogli fare un movimento convulso prima, ed un balzo felino all'indietro, poi. Neanche il tempo di stabilizzare il suo precario equilibrio che l'auto che aveva suonato gli sfrecciò davanti come una saetta.
Fiuuu!!! C'è mancato poco. Pensò.
E poco c'era mancato davvero, anzi pochissimo.
Ma da dove era sbucata quell'auto? Si domandò, ancora scosso da un leggero tremolio.
Per salvatore era quasi più difficile attraversare quella strada, a causa della nebbia, di quello che sarebbe stato entrare all'interno della villa per rubare i tesori.
Salvatore pensava, e lo faceva sul ciglio della strada. Attraversare correndo o farlo cautamente? Questo era un dilemma paragonabile all'essere o non essere di Amleto... anche se Salvatore era convinto non ci fosse troppa differenza per via della nebbia.
Corro! Pensò. E si mise a contare alla rovescia, 3... 2... 1...
Ma cosa?!
Dalla nebbia si materializzò la sagoma di un uomo, proprio quando si accingeva a partire per il difficile attraversamento.
Salvatore rimase impietrito, proprio come un ebete, la bocca semi aperta con le labbra che disegnavano una O...
Da dove arrivava quel vecchio dalla faccia rugosa e la lunga barba bianca per Salvatore era un vero mistero. Il vecchio gli si avvicinava sorridendogli, un sorriso senza denti, e Salvatore rimaneva fermo, immobile.
« Cosa ci fa qua a quest'ora del mattino un giovanotto come te?» gli chiese gentilmente scrutandolo con i suoi piccoli occhi.
E adesso? Pensò Salvatore...
« Bè! Io...» non sapeva proprio cosa dire, nonostante non stesse facendo nulla di male... doveva solo attraversare una strada... e che ci vorrà mai?
« Forse sei il ragazzo che aspetta il conte?» chiese il vecchio sdentato...
Ma guarda che fortuna, pensò Salvatore, quel vecchio gli aveva suggerito la risposta.
« E già!» esclamò con mezzo sorriso da ebete. Adesso il vecchio se ne sarebbe andato e lo avrebbe lasciato in pace ad attraversare la strada.
« Vieni ti accompagno.» disse invece.
Mi accompagna? E perché?
« No, no... la ringrazio, non vorrei disturbarla... grazie davvero.» si affrettò Salvatore che non vedeva l'ora di togliersi da quella situazione.
« Nessun disturbo.» disse sorridendo, ed in men che non si dica si ritrovò dall'altro lato della strada, proprio davanti ad un cancello dalle rifiniture dorate. Alzò lo sguardo e vide la suntuosa villa dei tesori...
Allora era vero! Pensò.
Poi gli tornò alla mente il vecchio sdentato, ora se ne sarebbe andato, ed infatti si guardò attorno e del vecchi nessuna traccia, se ne era andato così come era arrivato, all'improvviso.
Salvatore notò che il tempo era proprio strano, dietro di lui, verso la strada, la nebbia era dappertutto, mentre davanti a lui, dove c'era la villa nessuna traccia della nebbia. Ma a Salvatore non importava la stranezza del tempo, per lui contava solo il fatto che si trovava davanti alla villa dei tesori e che il vecchi se ne fosse andato; fece qualche passo indietro per osservare meglio la villa, pensare come entrare, e da dove...
« Cosa fa non suona il campanello?»
Noooo... ancora il vecchio...
« Si, si... certo.... volevo solo accertarmi di non disturbare... sa' a quest'ora...» tentò Salvatore con voce poco convinta.
« Non si preoccupi l'aspetta.» lo invitò il vecchio.
Salvatore si avvicinò al cancello con passo incerto, con un groppo in gola avvicinò il dito al campanello, ma prima di suonare si voltò a guardare il vecchio, il quale annuiva sorridendo, come per incoraggiarlo.
« Prego, prego...» lo invitò a schiacciare il campanello.
Ma in che pasticcio si stava mettendo... avrebbe potuto mettersi a correre e sparire nella nebbia. Cosa avrebbe fatto il vecchio? Non poteva mica seguirlo con il bastone. Forse sarebbe andato alla polizia, ma a denunciare cosa? Non aveva fatto nulla di male... ma alla fine suonò il campanello, la serratura scattò e Salvatore si voltò a guardare il vecchio.
« Vada, vada.» disse, facendo ampi gesti con le mani.
Ma andare dove... cosa stava facendo.
Ma entrò, percorse il piccolo sentiero e sulla soglia della porta c'era un altro vecchio ad attenderlo, ma decisamente più elegante, alto di statura e pareva il ritratto della salute mentre sorrideva mostrando la sua perfetta dentatura.
« Buongiorno!» gli disse con allegria invitandolo ad entrare.
« Buongiorno!» rispose titubante Salvatore mentre entrava.
Il vecchio conte lo aveva accolto come se lo conoscesse, come se lo aspettasse davvero.
Ma che succede? Si domandò tra se, forse il vecchio conte lo aveva confuso per un'altra persona, succedeva spesso che le persone anziane confondessero le persone, non c'era nulla di strano. Ma se il conte aspettava qualcuno, doveva andarsene prima che questo qualcuno arrivasse facendo si che il conte si rendesse conto di aver fatto entrare un perfetto sconosciuto. Doveva trovare il tesoro ed andarsene prima dell'arrivo del signor qualcuno.
Preso da tutti i suoi pensieri Salvatore si ritrovò seduto in un sontuoso divano al centro di una elegantissima sala che trasudava lusso da ogni angolo.
Salvatore non poté fare a meno di pensare che era già la seconda volta in quella mattina che non riusciva a capire come fosse arrivato da un luogo ad un altro; gli era successo prima fuori, quando aveva attraversato la strada senza rendersene conto, e adesso che dalla porta si era ritrovato su quel divano. Si ripromise di andare da un dottore per cercare di capire se per caso fosse malato.
Il vecchio conte era seduto di fronte a lui e lo fissava con il suo sguardo gentile. Salvatore gli sorrise, ma senza troppa convinzione.
Il vecchio cominciò a parlare... e parlare... non si fermava più... Salvatore non sapeva bene come comportarsi e ascoltava impaziente, non vedeva l'ora di andarsene ed il signor qualcuno sarebbe potuto arrivare a momenti. Ogni qualvolta il vecchio conte girava la testa, Salvatore approfittava per sbadigliare.
Il vecchio affrontò tutti i grandi temi della vita, e per ironia della sorte, proprio mentre gli parlava delle motivazione per cui non bisogna rubare, Salvatore adocchiò un anello d'oro contornato da pietre preziose.
Però! Pensò, e mentre lo pensava cercò di rimanere concentrato sul vecchio conte che continuava a parlare e parlare...
Adesso faccio uno scatto, prendo l'anello e scappo, pensò convinto nella sua mente. E mentre faceva quei pensieri calò il silenzio...
O no, mi sono distratto a guardare la porta! Sono uno stupido! Stupido, stupido!!! si rimproverò pensando al vecchio che lo fissava con disappunto, ma non appena si girò verso di lui si rese conto che il vecchio conte si era addormentato.
E vai! Pensò.
Si alzò e si avvicinò piano al vecchio per capire se stesse dormendo davvero. Quando fu abbastanza vicino poté sentire il respiro profondo del vecchio.
E già! Dorme proprio.
Salvatore capì che quella era la sua occasione, così prese l'anello, lo guardò da vicino, e capì che doveva valere un bel po' di soldi. Soddisfatto si affrettò a lasciare il vecchio e la villa dei tesori.
Non appena fu fuori la luce del sole lo investì, abbagliandolo.
Ma quanto tempo era passato? Si domandò.
La cosa strana era che faceva caldo, e la gente indossava roba estiva.
Roba estiva?!
Ma come era possibile nel mese di febbraio? Eppure...
Guardò davanti a se e non poté credere ai suoi occhi. Dove solo poche ore prima c'era la trattoria “ Il corvo” adesso sorgeva un grattacielo... un grattacielo?!...
No, no... qua c'è qualcosa che non va!
Avanzò con passo incerto. Aprì il cancello ed uscì, faceva talmente caldo che dovette slacciarsi la giacca, con grande sollievo si alzò un filo di vento che lo rigenerò. Quel vento portò con sé un foglio di giornale che gli si accartocciò attorno alla gamba. Salvatore lo raccolse e lesse la data... 20 luglio 2110... 2110?!?
Le mani cominciarono a tremargli... non era possibile, non poteva aver parlato col vecchio conte per...quanto, 100 anni? Si frugò nelle tasche, l'anello non c'era più. Si voltò a guardare la villa, ed al suo posto vide una casa diroccata... o quantomeno solo i resti di quella che era stata una sontuosa villa; i muri senza intonaco, il cancello arrugginito... Salvatore non capiva e lo stato confusionale si stava impadronendo di lui.
« Cosa c'è giovanotto? Hai l'aria smarrita.» non era possibile... quella voce Salvatore la conosceva... si voltò piano verso la voce e vide il vecchio sdentato col bastone che annuiva sorridendo.
« Non ricordi?» gli domandò.
Salvatore era esterrefatto...
Oh si, si ora ricordava, ora tutto gli era chiaro...
Ricordava la strada che doveva attraversare, ricordava la nebbia; il clacson; l'auto; il suo movimento convulso... la botta; il volo; l'atterraggio; il marciapiede; il sangue...
E già! Pensò... adesso ricordava mentre il vecchio sdentato apparso dalla nebbia all'improvviso annuiva sorridendo.
La villa dei tesori testo di Giuseppe D.
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